Pedopornografia

I criteri con cui è possibile definire la pedopornografia possono essere diversi, di seguito ne descriviamo alcuni:

In base a ciò che rappresenta.

L’idea comune è che si tratta di immagini di un minore nell’atto di essere abusato sessualmente, in genere da un adulto. Pur essendo queste le immagini di più facile identificazione, ci sono casi che appartengono ad aree grigie. Quando per esempio, si tratta di adolescenti vicino alla maggiore età, quando i caratteri sessuali secondari cominciano ad essere ben evidenti, come è possibile senza conoscere l’identità della vittima affermare che si tratta di un minore? Esistono immagini in cui sono solo i minori ad essere protagonisti, dove non necessariamente è presente un adulto. o le cosidette child erotica, dove i bambini non subiscono un esplicito abuso o violenza di tipo sessuale, ma posano con ammiccamenti di natura esplicitamente sessuale o esiste una particolare attenzione a raffigurarne gli organi genitali, o ancora dove i bambini sono ripresi semi-vestiti, o posano indossando indumenti intimi. Infine, esistono le immagini costruite al computer, la cosiddetta pedopornografia virtuale, per cui non è stato utilizzato nessun bambino, non è stato vittimizzato nessun bambino, ma l’immagine è stata costruita artificialmente.

In base all’utilizzo che ne viene fatto.

Un’immagine pedopornografica rappresenta sempre la registrazione visiva della violenza sessuale su un minore, come tale, costituisce la prova di un crimine e perpetua la memoria dell’abuso fino a che l’immagine esiste. Questa caratteristica viene amplificata potenzialmente all’infinito, grazie alla tecnologia digitale e alla distribuzione in rete. È quasi "impossibile", quindi, distruggere completamente l’esistenza di tali immagini. Le immagini, i video, ed ultimamente anche le storie (in formato testo), sono utilizzate prevalentemente per soddisfare desideri e fantasie di natura sessuale, da persone che nutrono questo tipo di interesse nei confronti dei minori. Come visto in precedenza, esistono diverse tipologie di immagine, che rispondono ad altrettante esigenze di chi ne usufruisce, ma il rischio più importante, è che contribuiscano a normalizzare le attitudini sessuali patologiche di adulti interessati sessualmente a minori, servendo loro per superare potenziali barriere e inibizioni. Trattasi di un tema ancora aperto, la relazione tra fruizione di materiale pedopornografico e l’azione concreta su un minore è ancora da provare in modo definitivo; esistono studi a favore di una relazione ma ancora si ritiene di non avere a disposizione dati sufficienti. La disponibilità in grandissime quantità e in larga scala di immagini pedopornografiche e la facilità con cui è possibile accedervi, offerte dalla rete, rappresenta un fenomeno relativamente nuovo e gli effetti sono ancora oggetto di studio. In terzo luogo, la pedopornografia può essere utilizzata nel grooming, tecnica particolare in cui l’adulto potenziale abusante, “cura” (dall’inglese “grooms”) la potenziale vittima inducendo gradualmente il minore a superare le resistenze attraverso tecniche di manipolazione psicologica. Le immagini pedopornografiche possono essere utilizzate per convincere i minori ad intraprendere o comunque a lasciarsi andare ad azioni di tipo sessuale, normalizzando gli atti stessi attraverso la visione delle immagini.

In base agli attori coinvolti.

Nella produzione di materiale pedopornografico in generale sono presenti, oltre alla vittima stessa, l’abusante – spesso un adulto – e spesso un’altra persona che fotografa o riprende l’abuso seguendo di solito, un copione preciso. Ai minori, spesso, viene chiesto o imposto di sorridere per suggerire l’idea del divertimento, della loro complicità e accettazione di quello che sta accadendo (elemento estremamente importante se si pensa alla funzione di stimolo delle fantasie sessuali che la fruizione di tale materiale prevalentemente svolge). Per quanto riguarda la distribuzione delle immagini, è necessario distinguere fra: distribuzione in cerchie ristrette, le cosiddette fratellanze, quindi attraverso canali privatissimi e molto difficili da penetrare e la distribuzione di tipo commerciale.

Nel primo caso, spesso, gli autori sono anche coinvolti nella produzione del materiale, si tratta di persone adulte che sono interessate sessualmente ai minori. E’ possibile quindi pensare che ogni membro procuri/produca immagini da condividere con gli altri membri. Nel secondo caso, intervengono attori che non necessariamente hanno un interesse di tipo sessuale nei confronti dei minori, ma traggono profitto dalla produzione e distribuzione di questo materiale, in forme più o meno organizzate.

Infine, per quanto la detenzione e il possesso di materiale pedopornografico rappresenta un aspetto importante del fenomeno, e anche in questo caso è possibile identificare diverse tipologie di attori. Alcuni cercano con costanza e collezionano immagini in maniera sistematica, metodica, utilizzando criteri determinati, fino ad arrivare a collezionare e catalogare migliaia tra immagini e video. Altri cercano con costanza ma possono limitarsi a un’aggregazione casuale delle immagini, altri ancora possono fruirne solo occasionalmente. In Italia, come in altri Paesi, il numero di persone che vengono arrestate perché in possesso di materiale pedopornografico è in costante aumento. Nella maggioranza dei casi si tratta di persone incensurate e soprattutto che spesso non hanno mai avuto condanne per abusi o molestie sessuali nei confronti di minori.